Chi sono

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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera” e con il settimanale nazionale “VISTO” . Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it. Collaboro con il settimanale “Bergamo Post”. Nel frattempo il 4 agosto 2009 è nata Margot, la mia splendida bimba, imprescindibile fonte di ispirazione per tutte le mie gustose ricette.

domenica 31 marzo 2013

Agnello al forno con polenta

Nella tradizione gastronomica italiana, questa è una ricetta assai tipica del periodo pasquale. Non a caso nell'iconografia dell'arte ecclesiastica l'agnello è proprio una rappresentazione simbolica di Gesù Cristo. Di questo piatto esistono innumerevoli varianti. Ecco la mia versione:

Ingredienti:
- un cosciotto d'agnello
- olio extravergine d'oliva q.b.
- una noce di burro
- un bicchiere di vino bianco
- un rametto di rosmarino
- un dado

Procedimento:
Questa ricetta è molto semplice. Il segreto per ottenere un agnello tenero sta tutto nella cottura. Fate rosolare il cosciotto con un filo d'olio e una noce di burro. A questo punto aggiungete un bicchiere di vino bianco, mezzo bicchiere d'acqua, un rametto di rosmarino e un dado sbriciolato. Coprite con un coperchio e infornate a 200 gradi.
Fate cuocere la carne in forno per almeno tre ore, finché non si staccherà dall'osso, avendo cura di girarla di tanto in tanto. Quando l'agnello sarà quasi cotto, fate bollire un pentolino di acqua, salate e aggiungete la farina per polenta. Se non avete voglia di mischiare ininterrottamente per 40 minuti, vi consiglio la polenta Valsugana, pronta in 8 minuti.
Servite l'agnello accompagnandolo con un'abbondante cucchiaiata di polenta. Et voilà, il piatto è pronto! Buon appetito!

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua!



Avrei sempre desiderato preparare una colomba fatta in casa ma, fino ad oggi, non mi sono mai cimentata in questo arzigogolato esperimento. Sarà che i numerosi processi di lievitazione che occorrono per sfornare questo dolce pasquale hanno sempre frenato i miei buoni propositi culinari. Curiosando un po' tra i vari food blogger, ho però trovato questa ricetta e, visto che Pasqua è ormai alle porte, ho pensato di proporla anche su Cotti e mangiati. Ho già l'acquolina... Buona Pasqua!

venerdì 29 marzo 2013

Crostata (al cacao) con marmellata di arance e gocce di cioccolato

Questa crostata è deliziosa sia nella versione naturale che al cacao. Se preferite un impasto più leggero seguite la ricetta della frolla che ho già descritto ad esempio per lo strudel o per la torta al limone. Se invece siete degli inguaribili golosi e desiderate un dolce più cioccolatoso potete fare così:

Ingredienti per la frolla al cacao:
280 gr di farina
25 gr di cacao in polvere
120 gr di zucchero
150 gr di burro
un uovo e un tuorlo
un cucchiaino di lievito vanigliato
un pizzico di sale
Per la farcitura:
300 gr di marmellata di arance
70 gr di gocce di cioccolato fondente

Setacciare la farina con il lievito. Aggiungere lo zucchero, il burro a cubetti, le uova e un pizzico di sale e mischiate il tutto in un mixer fino ad ottenere una palla di pasta frolla che farete riposare per un'ora in frigorifero. Stendete la pasta con il mattarello e adagiatela in una tortiera per crostata, imburrata e infarinata, con base staccabile.
Bucherellate la base con l'aiuto di una forchetta e ripiegate la pasta sui bordi.
Farcite la crostata con la marmellata di arance...
...e poi aggiungete le pepite di cioccolato. Coprite la crostata con delle strisce di pasta e infornate a 160 gradi per mezz'ora.

martedì 26 marzo 2013

Pane alle arachidi

Questo particolare tipo di pane è ottimo per spalmare formaggi morbidi come zola e mascarpone, per una gustosa colazione a base di miele o per una merenda con la Nutella.

 
Ingredienti:
- 300 gr di farina 0
- 160 ml di latte tiepido
- una bustina di lievito secco attivo
- un cucchiaino di sale
- un cucchiaio di miele
- 100 gr di arachidi
- 50 gr di burro
 
Procedimento:
 
Setacciate la farina con il lievito. Aggiungete il latte tiepido, il sale, il burro e il miele. Mescolate con l'aiuto di una forchetta e poi iniziate a impastare con le mani fino ad ottenere un composto elastico.
 
 
Nel frattempo sbucciate le arachidi, sbriciolate in piccoli pezzi e aggiungetele all'impasto.
 
 
Lasciate lievitare in una terrina coperta da un canovaccio per circa due ore. A questo punto date al pane la forma che preferite, adagiatela su carta da forno e lasciatela riposare per un'altra mezz'ora. Cuocete il pane a 180 gradi fino a doratura.
 

venerdì 8 marzo 2013

Giulia Romanelli: "Il cibo? Una questione di stile"


di Laura Ceresoli
Una scena della pubblicità Barilla del 1987
Una bambina con un impermeabile giallo perde il pulmino dopo la scuola. Intanto la mamma la attende a casa con un piatto di pasta fumante. Sotto una pioggia incessante, di fronte a un portone, la ragazzina trova un gattino tutto infreddolito, lo prende, lo mette sotto la sua giacca e decide di prendersene cura. Era il 1987 e quello spot, accompagnato dalle note malinconiche di Vangelis, diventò il più celebre tra quelli realizzati dalla Barilla. Dietro questa geniale intuizione pubblicitaria c’è lo zampino di Giulia Romanelli, la food styilist bergamasca d’adozione che, da quasi trent’anni, realizza campagne stampa, cartelloni promozionali e spot televisivi che hanno un unico denominatore comune: il cibo.

Come ha iniziato la sua carriera come food stylist?

Io preparo set pubblicitari lavorando con fotografi professionisti. Lo faccio dal 1985. Ho cominciato un po’ per caso. All’inizio della mia carriera, infatti, mi occupavo di grafica pubblicitaria, poi una carissima amica di mia mamma, che faceva la food stylist, mi ha chiamato perché aveva bisogno di un aiuto come assistente. Così ho accettato e mi sono innamorata subito di questo lavoro, tanto che lo faccio da una marea di anni ormai.

Questa carissima amica di sua madre era Luisa de Ruggieri, conosciuta come la prima food stylist italiana, vero?

Sì, esatto, era proprio lei. È stata la prima a proporre in Italia questo tipo di mestiere che aveva imparato in Inghilterra. Una volta tornata in Italia è cominciata la sua carriera, dapprima affiancata da alcuni assistenti, tra cui la sottoscritta, e poi ha continuato da sola.

Ci sono dei trucchi del mestiere che Luisa de Ruggieri le ha insegnato e che ancora oggi lei mette a frutto nel preparare i suoi set pubblicitari?

Questo è un mestiere in cui si impara per esperienza, al momento in Italia non esiste una scuola. Quindi lavorare con qualcuno che lo sa fare è necessario. Inoltre questo non è un lavoro solo di tecnica ma anche di sensibilità. I clienti sono estremamente esigenti e l’abilità sta nel saper mettere in relazione l’aspetto estetico con le richieste del cliente, che sono ben precise.

Insomma, deve riuscire a creare i presupposti per una foto invitante, da mangiare con gli occhi…

Già, la difficoltà sta proprio nel saper rendere il più appetitoso e invogliante possibile il prodotto alimentare rappresentato nella pubblicità.

Chi si rivolge a lei ha già un’idea definita in mente di come vuole pubblicizzare il suo prodotto o tutto è affidato alla sua creatività?

Nel 99% dei casi c’è un’agenzia pubblicitaria che avanza delle proposte ed è seguendo quelle linee guida che io parto per realizzare il set fotografico più adatto alla realizzazione di un’immagine promozionale.

Qual è stata la richiesta più particolare che le è stata fatta?

Quella di dover contare, uno a uno, i ditali di pasta da inserire nel minestrone della foto. Oppure quella del cliente che in una immagine che prevedeva dei gamberi ha stabilito, calcolatrice alla mano, che le code di gambero dovevano pesare esattamente 7 grammi. Quando si preparano le immagini per le confezioni bisogna stare attenti a rispettare le quantità del prodotto perché esistono dei cavilli legali che non possono essere ignorati. Foto di questo genere sono complicate perché vanno inserite in una griglia ben precisa e se non si sta attenti si rischia di compromettere anche il testo della pubblicità.

Pubblicità per Esselunga
Di cosa si è occupata in questi anni?

Campagne stampa, cartelloni pubblicitari, riviste, confezioni, ricettari, calendari, libri di ricette natalizie e pasquali per i supermercati Esselunga. I primi anni facevo anche promozioni e spot televisivi, ma adesso è da molto che non me ne occupo più.

Sempre nell’ambito pubblicitario, quindi?

Sì, mai nell’editoria.

"I quaderni della tavola" Buitoni
E i lavori più divertenti che ha svolto?

La realizzazione di ricettari.

La sua giornata tipo?
La mia giornata inizia molto presto anzi, comincia addirittura la sera prima, quando vado a fare la spesa per procurarmi i prodotti necessari che occorrono per il set. Se invece ho bisogno di cibi deperibili, come le erbe, per esempio, ci vado la mattina stessa. Poi mi reco a Milano allo studio fotografico. Prima di iniziare è fondamentale controllare la luce: devo vedere da che parte proviene per posizionare al meglio gli oggetti, individuare l’altezza del punto di ripresa, eccetera. Poi si fa una preparazione veloce di un piatto per dare la possibilità al fotografo di impostare le foto. Quando tutto è messo a punto, si passa agli scatti del piatto definitivo che verranno mostrati al cliente che farà le sue osservazioni. Il prodotto viene via via modificato, a seconda delle richieste, fino ad ottenere un risultato ottimale.

Tra l’altro lei porta sempre con sé due borse stracolme di oggetti che le servono per lavorare…

Sì, ho due valigie piene di posate, pentole, padelle, piatti, ciotoline, scolapasta, pelapatate, pennelli, bisturi, pinzette, forbici, colori, oltre ai cibi che compro per il set. Se qualcuno vedesse le mie borse non riuscirebbe a capire che lavoro faccio. 

Non sono i clienti a fornire la materia prima, ovvero il cibo che serve per le foto?

Dipende. Dalle aziende di solito arrivano cartoni che contengono 25 chili di pasta, ma se si tratta di fare solo un paio di foto è uno spreco. Quindi preferisco comprare io il mio pacco di pasta.

La pasta al Tonno Rio Mare
Il cibo più difficile da immortalare?
Il tonno.

Come mai?
Il tonno è un cibo molto delicato, crea moltissimi problemi. Visto che non si riesce a usare il pesce nelle scatolette, il cliente ci fornisce dei grossi filetti di tonno. Ma selezionare e tagliare il pezzo che ha le caratteristiche migliori è alquanto difficile perché spesso la qualità non è perfetta. Il suo colore naturale è grigiastro e viene trattato per diventare rosa. Se è troppo grasso, ha delle iridescenze o dei colori strani, crea delle difficoltà al fotografo perché lo scatto non rende. Per non parlare di quanto è sgradevole l’odore di pesce che invade lo studio.

Come avviene questo lavoro manuale di messa in posa del prodotto?

Il grosso lo faccio io, ma poi serve collaborazione di tutti, si accettano consigli.

Per una campagna pubblicitaria quante persone servono?

In generale io lavoro in coppia con la mia assistente. Poi naturalmente c’è il fotografo che non è sempre lo stesso, ma ci viene suggerito di volta in volta dai clienti o dalle loro agenzie di comunicazione.

Lei non fa mai fotografie?

Sì, scatto foto ma unicamente per passione e divertimento, è solo un hobby. Per lavoro, invece, mi occupo solo del set pubblicitario. Le fotografie le lascio fare ai professionisti.

A Bergamo esistono altre food stylist?

Che io sappia no. Tra l’altro anch’io, pur vivendo in Bergamasca, svolgo il mio lavoro a Milano.

Quali sono i fotografi più importanti con cui ha lavorato?

Ho iniziato negli anni ’80 con Mario Zappalà che ai tempi era molto in voga. Ho lavorato anche con Carlo Frattini, Ezio Frea, Raffaello Bra. L’affiatamento con il fotografo è molto importante nella realizzazione dei miei lavori, se poi c’è anche una sintonia di gusto le cose vanno meglio. L’importante è essere estremamente adattabili e pazienti.

Ha lavorato anche con vari registi famosi. Un nome fra tutti?

Alessandro D’Alatri col quale ho collaborato per una pubblicità e che poi è diventato un celebre regista di cinema. Sono anni, però, che non mi occupo più di spot per la tv.

 Ehi papà guarda un pollo!
Gli spot televisivi più famosi che ha realizzato?
Il tonno Palmera, con quella specie di Indiana Jones che teneva un pappagallo sulle spalle. Ma anche la celebre pubblicità della Barilla con la bambina che trova un gattino infreddolito e bagnato dalla pioggia e lo porta a casa. Oppure quella del dado col bimbo che dice “Papà guarda, un pollo!”.

Lei ha la passione per il cibo anche nella vita o è solo un’esigenza lavorativa?

Saper cucinare e amare il cibo è fondamentale. Per me è una tradizione di famiglia, mia nonna e mia madre sono sempre state delle ottime cuoche e hanno trasmesso questa passione a me, ai miei fratelli e alle mie cugine fin da piccoli.

Quando ha tempo le piace mettersi ai fornelli?

Sì, moltissimo.

Il suo piatto forte?

Non saprei. Mi piace provare piatti diversi, amo soprattutto i cibi di altri Paesi. Ho una quantità di libri di cucina mostruosa a casa e mi piace sperimentare. La mia è una continua ricerca culinaria.

Quale cucina etnica predilige?

Quella indiana, mi piacciono i cibi speziati.

Invece cosa ama della cucina bergamasca?

I casoncelli.

Come mai ha scelto di vivere a Gorle pur lavorando a Milano?

Il mio compagno è bergamasco, quindi ho scelto di trasferirmi in una zona più a misura d’uomo dove mi trovo infinitamente meglio rispetto a Milano che, invece, è una città, a mio avviso, piuttosto faticosa e caotica.

Se dovesse scattare una fotografia istituzionale per rappresentare Bergamo all’expo 2015, quale prodotto enogastronomico sceglierebbe?

Mi inventerei qualcosa con la polenta che è il cibo più caratteristico, magari abbinata a prodotti tipici della tradizione lombarda come insaccati e formaggi. Però anche i casoncelli…
(Tratto da www.affaridigola.it)

 

sabato 2 marzo 2013


FRUTTA E VERDURA
Ok, il prezzo è fatto
 
Una mattinata tra gli operatori al mercato ortofrutticolo di Bergamo. Tra accordi, trattative e caccia all'ultimo sconto, il centro della Celadina si trasforma in un vero e proprio Borsino dove i valori oscillano in continuazione. In crescita la presenza dei clienti stranieri. Il commento dei grossisti.
 
È ancora notte fonda quando i primi camion, stipati di frutta e verdura, varcano la soglia del mercato ortofrutticolo di Celadina. Sono da poco passate le 2 e già davanti ai cancelli di via Borgo Palazzo c’è una lunga fila di automezzi. Alla guida ci sono grossisti pronti a sfidare il gelo e la fitta coltre di nebbia per scaricare la loro merce. Cassette di mandarini, arance, mele, cavolfiori e finocchi vengono impilate, l’una dopo l’altra, fuori dai vari stand. L’alba è ancora lontana, ma i preparativi già fervono per allestire quel quotidiano via vai commerciale fatto di contrattazioni, compravendite e scambi di informazioni. Verso le 4.30, quando a dominare incontrastato è ancora il buio di un gelido mattino di fine gennaio, arrivano i primi acquirenti, di solito ambulanti, negozianti o itineranti. Il mercato comincia così a prendere forma trasformandosi, di ora in ora, in una vera e propria borsa azionaria dove i prezzi oscillano di continuo. Se alle 5 del mattino una cassetta di limoni vale 1,10 euro, alle 7.30 il prezzo può già scendere a 90 centesimi. Tra il profumo delle mele rosse e i colori sgargianti dei mandaranci maturi, si sentono le urla dei venditori che dalle loro bancarelle incitano la gente all’acquisto. C’è chi si accalca tra un bancale e l’altro per osservare da vicino la frutta e per valutarne la qualità, c’è chi vaga di stand in stand per scovare l’offerta migliore ed estorcere un appetibile sconticino, e c’è chi invece va dal suo rivenditore di fiducia senza alcuna esitazione. “Voglio tre cassette di melanzane, una di cipolle, una di insalata belga e due di mandarini, ma a un prezzo buono”, dice un uomo di mezza età avvicinandosi al primo punto vendita che si trova all’ingresso. Si chiama Carlo, è ristoratore da oltre vent’anni, e per lui andare al mercato ortofrutticolo è una tradizione consolidata. Ormai acquista a colpo sicuro, senza nemmeno più fare lo slalom tra i 20 stand presenti sul piazzale. “Il risparmio c’è, soprattutto se ci si arrangia per il trasporto – spiega – io acquisto quantità minime perché il mio ristorante è piccolo ma ci sono persone che già alle 6 del mattino hanno i montacarichi pieni di roba”.
L’ortomercato, prima del sorgere del sole, è un brulicare costante di voci e lingue differenti. Già, perché sono parecchi anche gli stranieri che operano qui. Da un lato ci sono gli autotrasportatori provenienti dalla Spagna, dall’Olanda o dalla Germania con Tir carichi di frutta e verdura d’importazione. Dall’altro ci sono gli extracomunitari che qui a Bergamo vivono e lavorano. Sono perlopiù ristoratori che acquistano insalate, pomodori o cipollotti per guarnire i loro succulenti kebab, ma ci sono anche famiglie di immigrati che fanno le scorte di ortaggi. Si portano via anche 20 o 30 cassette a prezzo modico che poi, a casa, divideranno con i loro amici e parenti. “Più si acquista più si risparmia – conferma Fulvio Bosatelli, titolare di BBR Ortofrutta – se un cliente porta via tutto il bancale è chiaro che avrà uno sconto maggiore rispetto a chi chiede solo una cassetta. La richiesta e i consumi variano da un giorno all’altro. L’oscillare dei prezzi dipende dalla qualità: per esempio se al sud la temperatura scende a -5 gradi e la produzione di zucchine va in sofferenza, anche il costo di questo ortaggio si alza. Oppure se in estate abbiamo delle fragole molto mature facciamo il possibile per svenderle. In questo periodo invernale, invece, le mele e le arance si conservano per lunghi periodi e non marciscono facilmente, perché fa freddo, quindi non avendo fretta di finirle, il costo oscilla di pochi centesimi”. Il prezzo della merce cambia anche in base alle spese di produzione: “Spesso le tariffe dei prodotti si impennano come conseguenza dei costi che il contadino deve sostenere – interviene il collega Ezio Benigni, di BBR – mi riferisco all’aumento del gasolio agricolo, al costo della manodopera, all’Imu per il terreno. Anche il trasporto su gomma in autostrada oggi incide di almeno 2000 euro al mese”.
Ma se è vero che i prodotti di stagione sono da anni raccomandati dai nutrizionisti in quanto migliori rispetto a quelli coltivati in serra o importati da Paesi lontani, c’è qualcuno che ama comunque ingolosire il palato dei clienti con leccornie esotiche di nicchia o frutti alquanto inconsueti per il mese di gennaio. È il caso di Marco Fumagalli che nel suo stand offre quanto di più originale si possa immaginare per imbandire la nostra tavola: “Lo so che questo è il periodo di agrumi, mele e pere – dice – ma mi piace rifornirmi anche di prodotti di nicchia fuori stagione come l’uva, le prugne, le ciliegie. Certo, costano parecchio, ma alcuni sono disposti a spendere, quindi perché non farlo? Ho anche molti frutti esotici ma devo ammettere che quelli li vendo più che altro sotto Natale, durante il resto dell’anno invece è dura. Nel complesso, c’è stata una contrazione dei prezzi che, negli ultimi tre anni, mi ha portato a un calo delle vendite del 20%”. Ma a variare non sono solo i costi della merce; ogni giorno i clienti possono contare anche su un’ampia gamma di ortaggi sempre nuovi e freschi, come conferma la fruttivendola Alessandra Fabretti: “Tutte le mattine esponiamo prodotti diversi per invogliare la gente, poi ognuno va di stand in stand e sceglie ciò che gli piace di più. C’è chi paga anche un po’ di più pur di avere l’ortaggio migliore e c’è chi invece è disposto anche a rinunciare alla qualità pur di risparmiare”.
Quando passano le ore concitate della contrattazione, l’ortomercato piano piano si svuota. I primi timidi raggi di sole iniziano a scaldare il piazzale e, verso le 9, l’ingresso viene concesso anche ai dettaglianti. Il sabato mattina è il giorno di maggior afflusso mentre a metà settimana l’atmosfera è tranquilla. I fruttivendoli, intirizziti ma sempre col sorriso sulle labbra, approfittano di qualche minuto di quiete per ordinare i sacchi di patate e le casse di legumi. Al mercato iniziano ad arrivare timidamente alcuni privati, perlopiù pensionati, famiglie o giovani coppie. Tra loro c’è anche un anziano, più interessato a qualche cassetta scalcinata che ad acquistare ortaggi. Chissà che quei pezzi di legno non gli servano per ultimare dei lavori di bricolage lasciati incompiuti tra le mura domestiche. Per terra non mancano gli avanzi: frammenti di cicoria, foglie di carciofi, mele bacate. Eppure fanno sempre molta gola ai meno abbienti che, non avendo il denaro necessario per acquistare la frutta fresca, si accontentano di ravanare tristemente tra rifiuti e rimasugli. C’è anche qualche avventore sporadico che, a Celadina, a dire il vero, non ci ha mai messo piede prima e rimane un po’ spaesato: “Stiamo curiosando un po’ – affermano Onofrio Colavito e Raffaella Carrara, due coniugi che all’ortomercato di Bergamo giungono per la prima volta – cerchiamo frutta di stagione qui perché ci hanno detto che c’è più scelta rispetto a un normale supermercato. Ad essere sinceri, però, siamo stati anche a Milano e non c’è paragone: là è più grande, più organizzato, la merce costa decisamente meno. Qui, invece, non abbiamo riscontrato una grandissima convenienza rispetto ai fruttivendoli al dettaglio, ma forse è soggettivo. Sarà perché siamo obbligati a comprare intere casse di roba e per noi che siamo solo in due è un po’ troppo”. A scaldare questa fredda mattinata ci pensano le avvolgenti fragranze dei mandaranci ma anche le molteplici  tonalità di tutte quelle varietà di mele che fanno capolino tra i bancali, dal verde acido al rosso intenso. Sguardi di curiosi si insinuano tra una montagna di pompelmi e qualche cassetta di radicchio. “Qui è come passeggiare in un orto – esclama Giuseppe Carminati, un dettagliante con la passione per l’agricoltura. Nella sua abitazione di Colognola, infatti, ama coltivare con minuziosa passione il suo piccolo appezzamento di terreno con insalatine, patate e alberi da frutta. Non a caso, quando cammina al mercato di Celadina, gli sembra di rivivere la genuinità dell’orto di casa sua.
Sono tante, e intrecciate tra loro, le ragioni che fanno di questo centro agroalimentare all’ingrosso un fattore strategico a vantaggio della produzione, dei grossisti, dei dettaglianti e del consumatore finale. La formazione del prezzo in condizioni di trasparenza, la garanzia della salubrità degli alimenti, la valorizzazione del made in Italy e la sostenibilità ambientale della catena distributiva fanno di questo mercato un polo di attrazione che nel 2012 ha fatto registrare quasi 58mila ingressi. “Stiamo notando un aumento dei clienti più grossi mentre quelli più piccoli scendono un po’ – spiega Mattia Rossi, direttore di Bergamo Mercati – movimentare piccole quantità in un ortomercato come il nostro è difficile. Qui c’è un’ampia scelta che, per esempio, va incontro alle esigenze dei grandi ristoratori alla ricerca costante di varietà, qualità e di prodotti di nicchia a prezzi accessibili. Negli anni passati abbiamo anche organizzato degli incontri formativi con i futuri cuochi per svelare loro tutte le potenzialità di questa struttura. È essenziale stabilire un costante rapporto con i fornitori che rappresentano una vera e propria porta sul mondo”. Anche l’andamento climatico può condizionare molto i consumi. Previsioni meteorologiche disastrose possono influenzare il comportamento dei clienti e indurli a fare scorte di un determinato prodotto, con un conseguente aumento dei prezzi, come conferma Andrea Chiodi, responsabile Qualità e prezzi di Bergamo Mercati: “Le contrattazioni sono molto legate al clima – dichiara – quando la frutta è matura e deperibile, c’è tutto l’interesse da parte dei venditori di finirla al più presto. Poi statisticamente in estate sembra che i volumi di merce mossi siano superiori rispetto all’inverno ma è solo perché in quella stagione vanno per la maggiore angurie e meloni che pesano molto. Venendo invece al periodo invernale, in particolare dopo le feste, transitano ogni giorno al mercato un centinaio di piccoli clienti (con un carico massimo di un furgone) e una cinquantina di medi e grossi clienti. Il 90% del mercato è frequentato da negozianti, ambulanti, itineranti e fruttivendoli tutto un euro”. Insomma, la crisi economica non sembra aver frenato i consumi, anzi. La struttura di Celadina sta aprendo nuove e ulteriori prospettive a quello che in passato era solo un mercato all’ingrosso e che ora si è affermato come un vero e proprio centro agroalimentare per tutti i gusti.
 
 
Agrumi, ananas, finocchi e zucchine tra i prodotti preferiti dai bergamaschi
 

 
Il sapore fresco e aspro degli agrumi la fa da padrone in questi mesi invernali. Mandarini, arance, pompelmi e limoni dominano incontrastati in tutti gli stand del mercato ortofrutticolo di Bergamo. Complice il favorevole andamento climatico, è soprattutto l’ottima qualità delle clementine ad attirare il maggior numero di acquirenti. Frutto esotico per eccellenza, l’ananas è ormai diventato un classico sulle tavole dei bergamaschi. Gettonatissimo tra i ristoratori, il suo boom si è registrato a Natale insieme a frutta secca (noci, mandorle, nocciole), banane, mango, papaja e cocco. Finite le feste, i consumi sono però fisiologicamente calati. In qualche stand del mercato si scovano anche casse di frutta fuori stagione, ma sono pochi i clienti disposti a spendere per questi prodotti. Sarà perché le ciliegie di importazione sono quotate intorno ai 30 euro al chilo, le albicocche sui 20 euro e le pesche attorno ai 15 euro. Tra gli ortaggi invece sono sempre molto richiesti i finocchi, le zucchine e le carote. In calo rispetto al passato sono invece i cavolfiori, le insalatine fresche e i carciofi, soppiantati da verdure già lavate e pronte all’uso. I prodotti in busta, da cuocere o solo da condire, stanno infatti riscuotendo un grande successo poiché rispondono all'esigenza delle famiglie di preparare un pasto sano in poco tempo. Tra i prodotti ormai desueti spiccano infine le radici amare, forse un toccasana dal punto di vista della salute ma meno appetibili sul fronte culinario.