Chi sono

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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera” e con il settimanale nazionale “VISTO” . Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it. Collaboro con il settimanale “Bergamo Post”. Nel frattempo il 4 agosto 2009 è nata Margot, la mia splendida bimba, imprescindibile fonte di ispirazione per tutte le mie gustose ricette.

giovedì 18 ottobre 2012


Se volete fare uno sgarbo a un francese, offritegli del vino frizzante. Già, perché sembra proprio che i nostri cugini d'Oltralpe – ad eccezion fatta per lo spumante – abbiano una vera e propria fobia delle bollicine. In Provenza, per esempio, dove la tradizione del rosé è assai consolidata, offrire un mosso dell'Oltrepò pavese, potrebbe rivelarsi una scelta poco azzeccata. La responsabile dell'enoteca italiana che rifornisce il nostro ristorante ci aveva messo in guardia ma pensavo si trattasse solo di una sua bieca operazione di marketing per orientare i nostri acquisti verso altre etichette. Invece, ho dovuto ricredermi. Ero convinta che i gusti dei francesi fossero più malleabili e mi illudevo di navigarli verso sapori enogastronomici alternativi senza eccessivi traumi. Ma non è stato così. In fatto di vini, Italia e Francia vivono da sempre una rivalità unica al mondo. I francesi covano un atavico senso di superiorità nei nostri confronti che deriva dalla radicata convinzione che i loro preziosi nettari d'uva siano migliori dei nostri. In questi mesi di lavoro al ristorante La milanesina ho capito che quando un cliente nizzardo non trova nel menu quello a cui è abituato, diventa capriccioso, supponente, quasi scortese. A volte qualcuno scorre la carta dei vini con fare da esperto sommelier e ordina una bottiglia di Lambrusco. Poi quando scopre che è frizzante comincia a scuotere la testa in modo nervoso e agitando l'indice dice: “Non, non, non, non, pas pétillant!” (No, frizzante no!, ndr). Così ripiega su un Chianti, giusto perché il nome gli è vagamente familiare.
Un'altra mania dei francesi è quella legata alle bevande fredde. O meglio, ghiacciate. Se non sono appena uscite dal frigo, proprio non le vogliono. Un giorno, per accontentare un cliente un po' pretenzioso, abbiamo persino esaurito le scorte di ghiaccio per tenere al fresco un bianco già a temperatura da congestione. Ho visto francesi scialacquare un vino rosso con del ghiaccio, un gesto che non fa certo onore a una nazione che vanta una lunga tradizione in ambito vinicolo.
Tuttavia, anche con delle banali bevande analcoliche i provenzali riescono a darci del filo da torcere. Quando ordinano un té freddo danno per scontato che sia aromatizzato alla pesca, al lime o al mango. Con mia grande sorpresa, il classico té al limone, tanto diffuso tra gli italiani, rappresenta per i francesi una soda quasi imbevibile a tavola: il 99% di coloro che si sono visti servire un infuso con questo agrume, hanno subito chiesto di sostituirlo con una Coca. E se è vero che l'acqua San Pellegrino è conosciuta in tutto il mondo, sono ancora parecchi i francesi che, presi da uno sprazzo di orgoglio nazionalista, pretendono una Badoit, una Vittel o una Evian. Un giorno, a una cliente inaccontentabile che desiderava una Perrier ho proposto in alternativa la classica Sanpé (per dirla alla francese) ma lei ha seccamente rifiutato:“Mais non! C'est pas la même chose!” (Non è la stessa cosa, ndr). E alla fine ha optato per l'acqua del rubinetto. Insomma, quando un francese si mette in testa una cosa, è difficile fargli cambiare idea. Ma non impossibile...