Chi sono

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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera” e con il settimanale nazionale “VISTO” . Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it. Collaboro con il settimanale “Bergamo Post”. Nel frattempo il 4 agosto 2009 è nata Margot, la mia splendida bimba, imprescindibile fonte di ispirazione per tutte le mie gustose ricette.

venerdì 25 novembre 2016

No alla violenza psicologica: quando denunciare non basta

La violenza psicologica è un uomo che ti dice: “Smettila sennò non so cosa ti faccio”, “Togliti dai piedi!”, “Mi sembra di parlare coi deficienti”, “Combini solo guai”, “Ma nemmeno quello sai fare?”. La violenza psicologica è molto più subdola di quella fisica perché colpisce nell’anima, ti svilisce, ti rende un’ombra passiva. È un marito che ti colpevolizza e ti toglie la personalità mistificando la realtà: “Non sono io che sono nervoso, sei tu che rompi”. E anziché sostenerti nella gioia e nel dolore ti sussurra con disprezzo e indifferenza: “Adesso non è il momento di parlare dei tuoi problemi”. La violenza psicologica è un uomo che ti fa sentire fragile soltanto perché cerchi una parola di conforto: “Non sei la donna forte che pensavo di avere al mio fianco”. E così giorno dopo giorno lo assecondi, nella speranza che non gli saltino i nervi, elemosinando pateticamente un sorriso che non arriverà mai. Eppure non te ne vai subito sbattendo la porta perché lui ti rende insicura: “Ma dove lo trovi un altro come me che ti sopporta? Ma chi vuoi che ti guardi?”. Per fortuna ci sono anche donne che la forza di fuggire da un legame malato alla fine la trovano. Magari denunciano. Ma siamo sicure che serva davvero denunciare? La violenza psicologica non lascia segni fisici, ma solo cicatrici indelebili nel cuore. Forze dell’ordine, psicologi e luminari di vario tipo vi ribalteranno come un calzino, vi tempesteranno con una serie di domande umilianti e poi vi abbandoneranno a voi stesse senza offrirvi un aiuto concreto. Magari vi accuseranno pure di essere false e bugiarde, perché non avete prove. E vi sentirete ancor più annientate psicologicamente, perché non siete credute. Così daranno l'alibi al carnefice di sentirsi onnipotente, lasciandolo nella convinzione di non aver fatto nulla di sbagliato. Insomma, alla fine la vera forza di andare avanti va ricercata dentro ognuna di noi.

mercoledì 9 novembre 2016

Addio a Umberto Veronesi. Un giorno mi parlò di eutanasia...

di Laura Ceresoli
(tratto dal settimanale Visto di agosto 2014)
La mia esperienza diretta e quotidiana mi ha fatto capire che si può arrivare a un momento in cui il solo desiderio è anticipare la fine del dolore. Per questo l’eutanasia va intesa secondo me come forma estrema di trattamento palliativo, cioè teso a  lenire e dare sollievo a chi soffre senza speranza”. Queste parole amare, ma intense, arrivano da Umberto Veronesi, un uomo che ha fatto della lotta al dolore e alla violenza una missione di vita. Fondatore dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, ha visto in prima persona, attraverso gli occhi vuoti e tristi dei suoi pazienti, la fatica di percorrere quel lungo, straziante cammino, che conduce fino all’aldilà.