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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera” e con il settimanale nazionale “VISTO” . Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it. Collaboro con il settimanale “Bergamo Post”. Nel frattempo il 4 agosto 2009 è nata Margot, la mia splendida bimba, imprescindibile fonte di ispirazione per tutte le mie gustose ricette.

venerdì 4 luglio 2014

Dal cuoco all'informatico, i lavoratori introvabili

di Laura Ceresoli
La disoccupazione giovanile nella Bergamasca sfiora il 30%. Eppure parecchie aziende orobiche cercano figure professionali da inserire nel loro organico, senza trovarle. Già, perché ci sono profili specifici che fanno gola alle imprese ma che sembrano irreperibili. E così tanti posti di lavoro restano vacanti.

A confermare questo quadro, all’apparenza paradossale in tempi di crisi, è l’analisi del sistema informativo Excelsior di Unioncamere secondo la quale nella Bergamasca il 13,9% dei profili richiesti dalle aziende risulterebbe difficile da trovare. Le cause sono legate a una formazione carente o alla mancanza di disponibilità dei giovani a ricoprire un determinato ruolo. Cinque le professionalità «introvabili» (e non riguardano, come si potrebbe immaginare, impieghi non qualificati): il consulente di software, il consulente per la gestione aziendale, l’analista programmatore, il progettista meccanico e l’operatore commerciale estero, tutte mansioni per le quali le lauree fanno riferimento all’area scientifica, economica e ingegneristica. Ciò che emerge dallo studio è infatti un mercato che tende a privilegiare profili tecnici e scientifici a scapito di quelli umanistici che, tuttavia, sono ancora molto gettonati dai giovani universitari. Non solo. I dati di una ricerca curata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti dimostrano che a parità di condizioni un laureato in economia o ingegneria guadagna in media 10 mila euro all’anno in più rispetto a un laureato in materie umanistiche. Per avere buone chance occupazionali nel mercato del lavoro di un sistema produttivo avanzato come quello lombardo, è ormai indispensabile possedere un livello di istruzione superiore a quello dell’obbligo. Il diploma di scuola secondaria di secondo grado e la laurea rimangono i titoli di studio più richiesti dalle imprese bergamasche in particolare per gli ambiti di progettazione, ricerca e sviluppo, mentre chi ha un basso livello di istruzione viene indirizzato verso l’area della produzione.
Molto ricercati sono anche gli esperti nel campo sanitario-infermieristico. Da quando l’accesso alla professione è stato limitato ai laureati nella disciplina, infatti, per le strutture sanitarie si è fatto sempre più complicato reperire gli infermieri. E le maggiori opportunità di lavoro in questo ambito si trovano proprio in Lombardia. Obbligati a stare sempre in piedi e a preservare il sorriso a qualsiasi ora del giorno e del weekend, anche i giovani disposti a fare i commessi stanno cominciando a scarseggiare. Per non parlare di camerieri, cuochi e addetti alla gestione dei magazzini, ruoli troppo faticosi per il bergamasco medio che preferisce così cedere il posto agli stranieri, pur di non rinunciare a una qualità di vita più dignitosa. Dietro a una domanda che talvolta supera l’offerta, si possono rintracciare altrettante differenti motivazioni. Ad esempio, nel caso dello sviluppatore di software o del disegnatore tecnico, scarseggia il numero di persone che si presentano per il colloquio, mentre in altri casi, come l’ingegnere industriale o gli operatori commerciali con l’estero prevale l’inadeguatezza dei candidati. Questo induce parecchie aziende a cercare il personale all’estero.

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