Chi sono

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Bergamo, Italy
Mi chiamo Laura Ceresoli e sono una giornalista professionista con una grande passione per la cucina, la musica e la scrittura. Mi sono laureata nel 2002 all'Università di Bergamo alla facoltà di Lingue e letterature straniere con indirizzo in Scienze dell'editoria. Ho iniziato l'attività giornalistica nel 2002 al Nuovo giornale di Bergamo. Dal 2006 al 2010 sono stata redattrice per i quotidiani E polis per le redazioni di Bergamo e Brescia. Ho scritto per varie riviste di settore tra cui “Bergamo Economica”, trimestrale della Camera di Commercio di Bergamo. Nel 2012 ho aperto un ristorante a Nizza. Ho collaborato con L’Eco di Bergamo, con l'edizione bergamasca del “Corriere della Sera” e con il settimanale nazionale “VISTO” . Ho scritto svariati articoli anche per La confederazione, house organ della Siad (Società Italiana Acetilene e Derivati). Scrivo articoli a sfondo culinario per il bimestrale "Affari di Gola" e per la rivista economica on line www.larassegna.it. Collaboro con il settimanale “Bergamo Post”. Nel frattempo il 4 agosto 2009 è nata Margot, la mia splendida bimba, imprescindibile fonte di ispirazione per tutte le mie gustose ricette.

lunedì 21 luglio 2014

"Quell'incontro con Bombana che mi ha cambiato la vita"


Narra un’antica leggenda che nel lontano 1292 fu Marco Polo, durante il suo viaggio in Cina, a scoprire gli spaghetti e a portarli in Italia. Ma le presunte origini orientali dei noti “vermicelli” sono state più volte sconfessate dai cuochi nostrani che rivendicano a pieno titolo la paternità di questa succulenta pietanza. Tra i più acerrimi promotori della pasta c’è anche Marino D’Antonio, cuoco 42enne di Cisano Bergamasco che da otto anni delizia i sofisticati palati pechinesi con i suoi manicaretti di qualità. Capo chef all’Opera Bombana di Pechino – il terzo locale aperto in Asia dal rinomato cuoco della Valle Seriana Umberto Bombana, dopo i due “Otto e mezzo” di Hong Kong e Shanghai – D’Antonio è riuscito nell’impresa non facile di sovvertire una radicata tradizione cinese basata su otto stili di cucina profondamente lontani dalla cultura italiana. “Spaghetti, tortellini, ravioli, paccheri, fusilli… In Italia abbiamo una varietà di pasta senza limiti e dire che è stata inventata dai cinesi è proprio fuori luogo – conferma Marino – Negli ultimi anni i giovani cinesi benestanti stanno apprezzando sempre di più i prodotti di qualità italiani e, appena posso, cerco di inserire anche un tocco orobico nei miei menù”. Nato a Bergamo da papà abruzzese e mamma valtellinese, Marino scopre la sua passione per la cucina da giovanissimo quando inizia a lavorare nel ristorante della zia. Così decide di iscriversi all’Istituto alberghiero di San Pellegrino. Dopo il diploma, lascia l’Italia per fare esperienza in Europa, in particolare a Londra e a Tolosa. Grazie all’aiuto di Luciano Tona, rettore di Alma, apre il primo ristorante Italiano a bordo della Silversea, una delle più lussuose navi da crociera del mondo. Ma è in Cina che oggi D’Antonio ha trovato fortuna, dapprima con l’apertura del Sureño, giudicato il miglior ristorante mediterraneo di Pechino, e poi con Opera Bombana, grazie al quale ha ottenuto vari riconoscimenti come “Chef of the year” da riviste del settore. Inutile dire che su Tripadvisor per Opera Bombana è un tripudio di recensioni positive: 17 “eccellente”, 4 “molto buono”, 6 “nella media” e soltanto uno “scarso” e 2 “pessimo”). “Per me Opera Bombana è uno, se non il migliore ristorante a Pechino – scrive shib0329, un residente della zona – Io vengo regolarmente per una porzione di spaghetti e polpette firmati dallo chef Marino, per l'enorme cotoletta alla milanese o per il prezzo molto ragionevole del pranzo”. E ancora BeijingHongkie commenta: “Lo chef Mario applica qui la sua esperienza maturata al Sureño. Il menu, che presenta una combinazione fra i piatti caratteristici di Bombana e la creatività di Mario, è semplicemente meraviglioso”. Oltre a specialità lombarde come l’Ossobuco con risotto allo zafferano e la cotoletta alla milanese, nei mesi più freddi si possono gustare anche i casoncelli alla bergamasca e l’immancabile polenta, mentre tra i dolci fatti in casa meritano una segnalazione il soufflé al Limoncello e i cannelloni al gianduia.

 
Domande allo chef:

Com’è iniziata la sua esperienza lavorativa all’estero?
Ho iniziato a lavorare all’estero da giovane. A 18 anni ero a Tolosa e poi a Londra. Sono  rientrato in Italia dove ho avuto l'occasione di conoscere Luciano Tona il rettore di Alma che mi ha davvero aiutato a capire la vera cucina di qualità. Dopo un’esperienza veramente bella sulla Silversea, una delle navi da crociera più lussuose al mondo, ho avuto un’offerta per venire a lavorare in Cina. Onestamente, però, non ero molto entusiasta all’idea di vivere a Pechino, ma quando poi sono arrivato qui ho cambiato idea.
Come vive a Pechino?
È una città con grandi opportunità e dopo otto anni devo dire che sono contento anche se le difficoltà sono molte. Ho aperto due ristoranti veramente belli a Pechino, il Sureño e Opera Bombana per conto dell’omonimo chef di Castione della Presolana che è l’unico cuoco italiano al mondo con tre stelle Michelin al di fuori dall’Italia con il suo ristorante di Hong Kong “Otto e mezzo Bombana 
Ha un sito internet su cui pubblicizza le sue attività?
Certo: www.surenorestaurant.com  e www.operabombana.com
Riesce a far conoscere la cucina bergamasca nel mondo? Con quali piatti?
Chiaramente la Polenta ha un posto speciale nel nostro menu e nel mio cuore. Per questo durante il periodo autunnale e invernale non possono mancare. Anche casoncelli e pizzocheri sono specialità che proponiamo spesso.
A quali chef si ispira?
Chiaramente al mio maestro, lo chef Umberto Bombana: lavorare con lui è la cosa più bella che mi sia capitata professionalmente. Amo moltissimo anche la cucina dei fratelli Cerea che sono il fiore all’occhiello della ristorazione Italiana.
È vero che gli stranieri hanno una visione stereotipata della cucina italiana?
Verissimo. È davvero molto difficile promuovere la vera cucina Italiana perché va fatta con prodotti Italiani di qualità e va oltre le brutture che le nostre ricette tradizionali subiscono all’estero. Circolano infatti troppe brutte copie dei nostri piatti fatte con prodotti di dubbia qualità che non hanno nulla a che vedere con il Made in Italy.
Quanto è importante internet per promuovere la sua attività?
Internet, soprattutto negli ultimi anni, è diventato uno strumento indispensabile per promuovere il ristorante. È sempre più diffusa la moda dei blog che oggi grazie agli smartphone permette ai clienti di informarsi sui locali da casa, oppure di scattare foto dei piatti durante la serata e scrivere recensioni istantanee.
Ha una pagina Facebook per sponsorizzare i suoi prodotti? Purtroppo non ho una pagina Facebook perché qui in Cina Facebook e Twitter sono censurati.
Qual è il suo rapporto con le recensioni di Tripadvisor?
Penso che siano utili ai clienti che vogliono sapere i punti di vista di chi è stato prima nel locale, anche se talvolta sono un po’ fuorvianti: dipende sempre da chi le scrive.
Com'è cambiata la ristorazione e il rapporto con i clienti grazie ai nuovi media?
I nuovi media hanno un effetto immediato. Quando il cliente viene al locale comincia a fare foto al posto, ai piatti, alle espressioni dei suoi amici durante la cena e le mette on line sul suo blog, facendo una valutazione immediata del tipo di locale in cui si trova. In questo modo dà la possibilità a chi non ci è mai stato di voler provare la stessa esperienza, creando così un interesse mediatico che può giovare al ristorante.  
(www.affaridigola.it)

sabato 12 luglio 2014

Bergamo, viaggio nelle botteghe vintage dove nasce il caffè

di Laura Ceresoli
(dal Corriere della sera del 26 ottobre 2013)
Esistono una ventina di torrefazioni tradizionali, a Bergamo e provincia, dove regna ancora l’arte antica di preparare il caffè con metodi e macchinari che rispettano la tostatura originale. Che si tratti di piccole botteghe vintage vecchio stile o di grosse aziende più attrezzate, a fare la differenza in questi locali è l’esperienza umana che continua a prevalere sulla logica industriale.

venerdì 4 luglio 2014

Dal cuoco all'informatico, i lavoratori introvabili

di Laura Ceresoli
La disoccupazione giovanile nella Bergamasca sfiora il 30%. Eppure parecchie aziende orobiche cercano figure professionali da inserire nel loro organico, senza trovarle. Già, perché ci sono profili specifici che fanno gola alle imprese ma che sembrano irreperibili. E così tanti posti di lavoro restano vacanti.

A confermare questo quadro, all’apparenza paradossale in tempi di crisi, è l’analisi del sistema informativo Excelsior di Unioncamere secondo la quale nella Bergamasca il 13,9% dei profili richiesti dalle aziende risulterebbe difficile da trovare. Le cause sono legate a una formazione carente o alla mancanza di disponibilità dei giovani a ricoprire un determinato ruolo. Cinque le professionalità «introvabili» (e non riguardano, come si potrebbe immaginare, impieghi non qualificati): il consulente di software, il consulente per la gestione aziendale, l’analista programmatore, il progettista meccanico e l’operatore commerciale estero, tutte mansioni per le quali le lauree fanno riferimento all’area scientifica, economica e ingegneristica. Ciò che emerge dallo studio è infatti un mercato che tende a privilegiare profili tecnici e scientifici a scapito di quelli umanistici che, tuttavia, sono ancora molto gettonati dai giovani universitari. Non solo. I dati di una ricerca curata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti dimostrano che a parità di condizioni un laureato in economia o ingegneria guadagna in media 10 mila euro all’anno in più rispetto a un laureato in materie umanistiche. Per avere buone chance occupazionali nel mercato del lavoro di un sistema produttivo avanzato come quello lombardo, è ormai indispensabile possedere un livello di istruzione superiore a quello dell’obbligo. Il diploma di scuola secondaria di secondo grado e la laurea rimangono i titoli di studio più richiesti dalle imprese bergamasche in particolare per gli ambiti di progettazione, ricerca e sviluppo, mentre chi ha un basso livello di istruzione viene indirizzato verso l’area della produzione.
Molto ricercati sono anche gli esperti nel campo sanitario-infermieristico. Da quando l’accesso alla professione è stato limitato ai laureati nella disciplina, infatti, per le strutture sanitarie si è fatto sempre più complicato reperire gli infermieri. E le maggiori opportunità di lavoro in questo ambito si trovano proprio in Lombardia. Obbligati a stare sempre in piedi e a preservare il sorriso a qualsiasi ora del giorno e del weekend, anche i giovani disposti a fare i commessi stanno cominciando a scarseggiare. Per non parlare di camerieri, cuochi e addetti alla gestione dei magazzini, ruoli troppo faticosi per il bergamasco medio che preferisce così cedere il posto agli stranieri, pur di non rinunciare a una qualità di vita più dignitosa. Dietro a una domanda che talvolta supera l’offerta, si possono rintracciare altrettante differenti motivazioni. Ad esempio, nel caso dello sviluppatore di software o del disegnatore tecnico, scarseggia il numero di persone che si presentano per il colloquio, mentre in altri casi, come l’ingegnere industriale o gli operatori commerciali con l’estero prevale l’inadeguatezza dei candidati. Questo induce parecchie aziende a cercare il personale all’estero.

mercoledì 2 luglio 2014

Orietta Berti e i suoi amici a quattro zampe

Orietta Berti con Olimpia e Otello
di Laura Ceresoli
MONTECCHIO EMILIA – “Quando il mio Otto è morto, ho sofferto moltissimo e non volevo più avere altri cani. Però i miei figli, che mi conoscono bene, non potevano proprio vedermi così triste. E allora, qualche settimana più tardi, mi hanno fatto una bellissima sorpresa”. Per risollevare il morale alla cantante Orietta Berti, affranta dalla recente perdita del suo più caro amico a quattro zampe, ci voleva subito un altro cucciolo. Anzi due. Per questo Omar e Otis, che sanno come far tornare il sorriso alla loro adorata mamma, poco prima di Natale si sono presentati davanti all’uscio di casa in compagnia di due esuberanti cagnoloni di razza Corso. Olimpia, una femminuccia di colore grigio, e Otello, che invece è tutto nero, hanno solo 9 mesi ma sono già entrati di diritto a far parte della famiglia. A confermarlo è il loro nome che, non a caso, inizia con la lettera “O”, un inconfondibile segno di riconoscimento in casa Berti-Paterlini. Dopo oltre 15 milioni di dischi venduti e un cofanetto celebrativo per festeggiare i 50 anni di carriera, oggi l’usignolo di Cavriago si gode la meritata celebrità nell’enorme villa di Montecchio Emilia che divide con i figli e il suo amato Osvaldo. Incallita collezionatrice di bambole, puffi, acquasantiere e camicie da notte, l’eclettica Orietta ora ci svela un’altra delle sue irresistibili passioni: quella per gli animali.

Come ha iniziato ad amare i cani di razza Corso?
Grazie a una mia vicina di casa che aveva un cane di questa razza. È una specie che discende dal molosso e ha un aspetto a metà tra il mastino napoletano e l’alano. Si riconosce per la forma della testa e per la stella bianca sul petto. Una volta gli tagliavano anche la coda e le orecchie, adesso non si può più. Ne ho avuti quattro di questa razza: Oscar, morto a 11 anni, Otto, 5 anni, e ora ho questi due fratellini, Olimpia e Otello, che pesano già 40 chili.
Quindi predilige i cani molto grossi…
Sì, ho avuto soprattutto cani di grossa taglia come Münsterländer, pastori tedeschi, boxer, ma anche cocker e bastardini. Quando mi sono sposata con Osvaldo ci piaceva salvare dei randagi per strada e prenderci cura di loro. C’è stato un periodo in cui abbiamo avuto addirittura 14 cani contemporaneamente.
Ma come fa a gestire Olimpia e Otello quando va in giro?
Li portano a spasso i miei figli o mio marito Osvaldo, ma uno alla volta. Io non riesco perché mi trascinano, sono troppo vivaci. Quando sono impegnata col lavoro, in casa c’è sempre qualcuno che li accudisce. Abbiamo anche un istruttore che li addestra.
Ma non le distruggono la casa? 
Otto e Oscar erano bravi, vivevano in casa con noi, stavano sul divano a guardare la tv, dormivano nel nostro letto. Olimpia e Otello, invece, hanno un vasto spazio tutto per loro al piano terra con un grande giardino dove corrono liberamente. Però essendo dei cuccioli sono ancora birichini e fanno un sacco di dispetti. Hanno già rovinato le mie amate rose! Appena riescono sgattaiolano su per le scale e si infilano nel mio letto. Sono due diavoletti! Il veterinario dice che verso i due anni di età si calmeranno. Speriamo!
Di certo la aiuteranno a tenere alla larga i ladri…
Fanno una guardia incredibile, percepiscono ogni minimo rumore. Bisogna stare attenti, però, perché sono molto aggressivi con gli estranei. Con i loro padroni, invece, si affezionano molto e sanno esprimere tutta la loro gratitudine.
Anche i nomi dei suoi cani iniziano sempre per “O”…
Eh, sì. Invece con i miei tre gatti, Freddy, Susanna e Alice, ho voluto spezzare la tradizione. 
Ma come convivono cani e gatti?
Si incontrano di rado perché i gatti sono più indipendenti e poi hanno una stanza tutta per loro. A volte però riescono a infilarsi nella mia stanza e si nascono negli armadi. Faccio una fatica a trovarli!
Che ricordo ha del suo primo cane?
Era un bastardino bianco e nero e si chiamava Giannetto. Avevo tre anni quando mio padre me lo ha regalato. Ha vissuto parecchio. Poi ci siamo trasferiti in un appartamento e per un po’ non ho potuto avere cani per motivi di spazio.
E del suo ultimo cane, Otto?
Mi vien da piangere quando lo ricordo. È stato come perdere un vero amico. Aveva una rara malattia della pelle e così è morto a soli 5 anni. Quando è stato male è svenuto sulle scale e con i suoi 95 chili trasportarlo su e giù per casa era impossibile. Così abbiamo dormito a turno accanto a lui al piano di sotto con una brandina per non lasciarlo mai solo in punto di morte. Il difetto dei cani è che vivono troppo poco. Però mi ha detto il veterinario che i cani primitivi, per esempio, possono durare fino a 35 anni. 
Oltre che con i suoi cani è sempre molto impegnata con la musica…
Faccio ancora un sacco di concerti, non mi fermo mai! E poi con il maestro Enzo Campagnoli sto preparando il cofanetto nuovo per celebrare i miei 50 anni di carriera che uscirà nel 2015. Ci saranno due cd, uno in spagnolo e uno swing, più 15 pezzi seminuovi e revival.
Ma è vero che quando torna dai suoi concerti, mentre fa la sauna, mette la musica a tutto volume a qualsiasi ora della notte?
Sì, certo! Mi piace cantare a squarciagola per tenere la voce in allenamento, anche alle 5 del mattino. Per fortuna abbiamo la casa grande, così non sveglio nessuno.
(Intervista realizzata nel 2014 per il settimanale VISTO)

Cristina Parodi, una perfetta first lady

di Laura Ceresoli
Essere belle è una questione di stile. È una continua ricerca dell’accessorio giusto, della borsa più adatta, dell’accostamento più azzeccato. Con l’eleganza e la sobrietà che la contraddistingue Cristina Parodi, grande esperta e appassionata di moda, è diventata l’emblema di una donna dal look impeccabile. Nel suo ultimo libro dal titolo “Sei perfetta e non lo sai” (edito da Rizzoli) la giornalista e presentatrice televisiva si diverte a consigliare alle sue lettrici l’abbigliamento giusto per ogni occasione, meglio se low cost, diffidandole dal pescare a caso tra i vestiti dell’armadio pur di fare in fretta. Al primo appuntamento, al lavoro, dai suoceri, in vacanza e persino tra le mura domestiche, insomma, ci si deve agghindare con cura per non rischiare un’irrimediabile brutta figura. Con questi presupposti, se il marito Giorgio Gori, candidato sindaco di Bergamo, verrà eletto alle amministrative del prossimo 25 maggio, di certo la Parodi non avrà alcuna difficoltà a sfoggiare la tenuta che più si confà a una perfetta first lady.   

Il video del giorno